Addio Teo, mio fratello maggiore

Andrea Girolami
6 min readMar 7, 2024

La Fiat Punto blu corre veloce su e giù dalle colline di Misano. Non è un grand prix, ma sono solo un gruppo di ragazzi ubriachi che cercano di tornare a casa tutti interi.

La macchina non passa inosservata: sul cofano c’è disegnato il logo della band Motorpsycho e sulle fiancate campeggia una scritta bianca con l’indirizzo email: puntoblu@qualcosa.com.

Nel caso qualcuno la vede per strada e mi vuole scrivere” mi aveva spiegato Teo, è lui il proprietario della macchina ed è lui a guidare stanotte. Nello stereo gira un CD dei Brutal Truth, grindcore from USA, ad un volume impossibile, tutto pur di rimanere svegli.

I finestrini sono giù ed entra un freddo polare. È il 23 ottobre del 1999, il riscaldamento globale non aveva la voce così grossa, e l’autunno si faceva ancora sentire. Seduto davanti, accanto a Teo, c’è Fabio. Anche lui è in stato confusionale, anche lui è entusiasta dei Brutal Truth. Tutti e due scuotono la testa seguendo la doppia cassa, compreso quando il CD salta a causa di un buco nell’asfalto o di una curva presa con troppo entusiasmo.

Nei sedili dietro ci sono io, il più ubriaco dei tre, ma c’è una spiegazione: è la mia prima vera sbronza. Pochi minuti fa ero sulla pista del Kantiere, euforico per questa nuova ebbrezza, pogavo al concerto dei Julie’s Haircut con indosso un maglione comprato da mia madre, e su cui Teo e Fabio avevano attaccato decine di adesivi di Musicboom e Fanzastika.

Musicboom è il sito per cui tutti e tre scriviamo di musica e la ragione per cui ci siamo conosciuti. Tre giornalisti musicali in erba che vogliono trasformare la loro passione in lavoro, bevendo qualche birra durante il percorso.

Fanzastika è il meeting delle fanzine che per la prima volta ci ha fatto incontrare di persona. Fino a quel momento, da bravi pionieri della rete, ci eravamo sentiti solo su ICQ, il servizio di messaggistica online che si ricorda soltanto chi è vecchio.

Quando ritroviamo la strada per la casa in cui dormiremo stasera a Misano (era di amici? Affittata? Di sicuro al tempo non esisteva Airbnb) ci rendiamo conto che c’è solo un letto, singolo per giunta. Teo si impietosisce e, in una selva di insulti, lo lascia a me.

Lui e Fabio si prendono come giacigli, rispettivamente, il tavolo in formica della cucina e il pavimento gelato. La speranza è che i jack e coca bevuti durante la giornata aiutino a non sentire il freddo.

Fabio, io e Teo, qualche anno dopo Fanzastika

Teo era come un fratello maggiore. Non solo perché con lui ho vissuto alcune delle esperienze più importanti della mia vita, ma perché guardavo a lui per capire come fare le cose, come risolvere i problemi, come farmi volere bene dalle persone, una cosa che gli riusciva meravigliosamente naturale.

A differenza di un maestro, lontano e aspirazionale, un fratello maggiore è quello che fa le cose che fai tu, ma le fa meglio. Come me anche Teo scriveva di musica, ma lo faceva meglio. Sia quando scriveva online, con tutto lo spazio necessario, sia quando comprimeva il suo humor all’interno delle recensioni su Rumore in edicola.

Come me anche Teo ascoltava musica, ma la ascoltava meglio. La sua cultura musicale era leggendaria e, anche se si divertiva a fare il gran visir del metal, conosceva tanto di tanti generi diversi: elettronica, jazz, musica italiana, rap. Entrare in casa sua (anche quando viveva ancora con i genitori a Monza) significava districarsi in un marasma di CD e cassette che uscivano fuori da ogni cassetto, impilati precariamente su qualunque superficie piana.

È grazie a Teo se vivo a Milano da quasi 20 anni. Era passato qualche anno da Fanzastika e dalla prima sbronza, vivevo ancora nelle Marche, e con Teo ci eravamo ritrovati al festival Frequenze Disturbate a Urbino. Lui era lì per lavoro: anche se giovanissimo, grazie al suo carisma, intelligenza e competenza, lavorava già in discografia e stava accompagnando alcuni dei principali artisti internazionali che si esibivano.

Come fosse la cosa più naturale del mondo durante il Festival mi presentò tutti. Tutti lo conoscevano e gli volevano bene, essere in sua compagnia ti faceva sentire dentro una magia permanente.

Tra le tante persone incontrate in quella manciata di giorni c’era anche qualche dipendente di MTV Italia, Teo mi dice che “stanno cercando gente per un nuovo canale in partenza”. Qualche settimana dopo mando un CV, faccio qualche colloquio e la mia vita cambia: si va a Milano. Anche stavolta è stato Teo.

Teo nei vicoli di Urbino

Se dovessi raccontare tutte le volte che Teo mi ha cambiato la vita in meglio questo post diventerebbe un romanzo. Quando sono arrivato a Milano Teo mi ha lasciato quella che era casa sua, mentre si trasferiva con la sua fidanzata del tempo. Grazie a lui ho conosciuto le prime persone in città, che mi hanno insegnato le basi della vita fuori di casa: come si pulisce un bagno e come si rolla una canna.

Devo ringraziare Teo per il primo, e unico, libro che ho pubblicato. Avevo firmato un contratto con un altro editore, un truffaldino sul punto della bancarotta, dopo di che nessun altro sembrava interessato al testo. Scrivo a Teo che subito mi mette in contatto con chi potrebbe pubblicarlo. La credibilità della sua parola e l’entusiasmo delle sue azioni erano il modo migliore per entrare in una porta, qualunque porta. In poco tempo firmo un nuovo contratto e il libro esce davvero.

Non mi serve leggere le centinaia, migliaia, di commenti, ricordi e testimonianze che vedo esplodere online per sapere che Teo era tutto questo. Il suo potere era quello della generosità. Quante persone sono entrate in contatto tra loro grazie a Teo? Quante hanno partecipato entusiasti agli eventi che organizzava? Quanti si sono innamorati di un disco leggendo quello che scriveva?

Come si fa ad andare avanti quando si rimane senza un fratello maggiore? La risposta a questa domanda dovrò trovarla da solo, ma questo è un mio problema personale, una forma di egoismo.

Il dramma di tutti è quello di restare in un mondo senza Teo. In una società fatta di reti oggi è sparito uno dei nodi principali. Una persona che con la sua luce, forza e intelligenza si faceva attraversare dalle idee e dall’entusiasmo degli altri, restituendolo centuplicato. Metteva in connessione chi aveva bisogno di conoscersi, univa gli estremi di un reticolo dentro cui, altrimenti, ci saremmo persi.

Quando manca la chiave di volta rischia di crollare tutto il ponte. E questo è un problema che ci coinvolge tutti. Quelli che lo hanno amato, che gli hanno voluto bene, a cui Teo ha cambiato la vita, una o più volte, come è successo a me.

L’ultima volta che avevo avuto bisogno di mio fratello maggiore era solo qualche settimana fa. Volevo organizzare una serie di eventi, un’altra cosa che entrambi sapevamo fare, ma che lui sapeva fare meglio.

Sto a fà ‘na cazzata secondo te?” gli avevo chiesto davanti a un piatto di pasta al pomodoro in trattoria. “No zio, anzi mi pare una figata!” mi aveva detto. E senza neanche saperlo mi aveva cambiato la vita un’altra volta.

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